Comune di Resia

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Patrimonio Artistico

Ancona votiva Uccea

Il patrimonio artistico si è andato assottigliando a seguito del sisma datato 1976. Varie abitazioni dalla tipica architettura sono andate perdute. Restano alcuni esempi di edifici rurali con archi e ballatoi in legno in frazione Stolvizza e in località Coritis. Diversi e importanti anche i segni antropici lasciati dall'uomo e dalla storia come le antichissime meridiane collocate, in prevalenza, nei ricoveri dalpeggio (stavoli), gli affreschi esterni fra i quali spicca quello settecentesco di casa Lettig a Stolvizza, recentemente restaurato, le fornaci ed i mulini dislocati un pò ovunque lungo i corsi d'acqua del torrente Resia.

Diverse anche le opere rappresentanti la religiosità del popolo resiano. L'opera più importante è la statua lignea di Giacomo Martini intagliata nel 1535, resto di un vasto altare che è conservata nella Pieve di S. Maria Assunta in Prato. Il suo campanile, probabilmente settecentesco, è stato completato con la caratteristica "cipolla" nel 1824 da Pietro Craighero di Paluzza. Della chiesa di Oseacco, risalente al 1860, si è salvata la parte absidale con il mosaico raffigurante i SS. Vito, Modesto e Crescenzia e realizzato dalla Scuola Mosaicisti di Spilimbergo su cartone di Fred Pittino.

Monumenti

In capoluogo Prato si trova il monumento ai Caduti in guerra ed è stato inaugurato nel 1931. Collocato, in un primo tempo in Piazza Tiglio, dal 1956 è stato inserito nel giardino pubblico della medesima piazza.
In frazione San Giorgio il monumento ai Caduti, posto nel piccolo giardino dinnanzi la Chiesa, è stato costruito nel 1975 ed inaugurato da Mons. Alfredo Battisti, Arcivescovo di Udine.
In frazione Oseacco vi sono tre cappelle votive, costruite dagli abitanti di Oseacco, dedicate alla Madonna e risalenti al 1954: una sulla strada di accesso vicino al paese, una agli stavoli di Provalo e un'altra in quelli di Jama.
In frazione Stolvizza ci sono due monumenti ai Caduti. Il primo si trova nei pressi della Chiesa, sul bordo della strada e venne costruito nel 1920. Il secondo venne costruito nel 1967 e si trova in borgo Les.

Museo dell'Arrotino

Il museo dell'arrotino, collocato in frazione Stolvizza, custodisce le attrezzature utilizzate dagli arrotini (krosma - cassa di legno con mola a pedale trasportata sulla schiena e la bicicletta adattata e modificata al fine di agevolare gli spostamenti e permettere l'affilatura) nonchè una vasta raccolta di materiale fotografico.
La raccolta museale, fortemente voluta dal Comitato Associativo Monumento all'Arrotino, espone oggetti, attrezzi, fotografie e testi che illustrano l'evoluzione di questo mestiere nel tempo.

Recapiti ed orari apertura

Apertura: durante il mese di agosto tutti i giorni, nel restante periodo dell'anno su prenotazione.
INFO: Comitato C.A.M.A. Via Monte Sart, 12/a - Stolvizza di Resia
Presidente: Lettig Domenico
Responsabile del Museo: Giovanni Negro
tel/fax 0433/53554
e-mail: cama-resia@libero.it

 

Museo Etnografico della gente della Val Resia

Interno del Museo Etnografico

In località Poje, a San Giorgio di Resia si trova il museo etnografico della gente della Val Resia, una vasta raccolta di materiale fotografico che testimonia la vita rurale e contadina prima e dopo il sisma del 1976, attraverso la ricostruzione dell'interno di una casa prefabbricata utilizzata dagli sfollati ed il recupero di strumenti legati al mondo del lavoro agricolo e dell'abbigliamento tradizionale.
A raccogliere alcune interessanti collezioni private è stata l'Associazione culturale "Museo della gente della Val Resia" che gestisce la struttura.

Recapiti ed orari di apertura

Apertura: durante il mese di agosto, nel restante periodo dell'anno su prenotazione.
INFO: Associazione culturale "Museo della gente della Val REsia" Via Udine 12 - Stolvizza di Resia
tel e fax 0433/53428
e-mail: rozajanskidum@libero.it

Museo della Latteria sociale di San Giorgio

Archivio Parco Prealpi Giulie

In frazione San Giorgio si trova la restaurata latteria sociale, ora sede museale, ricompresa nel circuito dell'Ecomuseo.
Costituita ufficialmente nel 1928, era già operativa dal 1926.
Chiusa a seguito del sisma del 1976, riprende l'attività nel marzo 1977, per poi cessare definitivamente negli anni '80.
Vi si possono trovare attrezzature, utensili e documenti attestanti l'attività della latteria, nonchè quelli utilizzati dalle famiglie per la lavorazione del latte.

Recapiti ed orari di apertura

Apertura: durante tutto il periodo dell'anno su prenotazione
INFO: Comune di Resia Via Roma, 21 Resia
tel. 0433/53001 int. 2 - fax 0433/53392
e-mail: resia@com-resia.regione.fvg.it
Ente Parco Naturale delle Prealpi Giulie Piazza del Tiglio, 1 Resia
tel. 0433/53534 - fax. 0433/53129

Tradizioni e cultura

Balli resiani e carnevale
Archivio Parco Prealpi Giulie
Costume di carnevale

Le caratteristiche che contraddistinguono la Val Resia sono rappresentate dalle particolarità culturali, uniche che si esprimono nella musica, ballo e nei canti resiani, tramandati di generazione in generazione ed ancora, largamente praticati dalla comunità. La musica, con il violino e il violoncello, introdotti al posto di uno strumento simile alla cornamusa ed il ballo, ritmato ed accattivante, accompagnano le manifestazioni e feste tradizionali e le occasioni importanti della vita singola e di comunità (cerimonie religiose, matrimoni, festa dei coscritti, etc.) diventando una componente essenziale e indissolubile della festa stessa.
Questi interessanti aspetti possono essere scoperti durante le numerose manifestazioni che si svolgono durante l'arco dell'anno.
Spicca fra tutte le manifestazioni, il carnevale resiano, che risulta tra le massime espressioni genuine della tradizione popolare resiana, oltre ad essere fra le più arcaiche. Nato come rito profano propiziatorio della fertilità di nuovi cicli vitali e stagionali, è oggi una manifestazione popolare che coinvolge tutta la valle e attira centinaia di visitatori che giugnono da tutta Italia e dalle vicine Slovenia e Austria.
A garantire il divertimento è il fantoccio di paglia e stracci, re della festa, che istiga tutte le maschere al divertimento, confondendole nella mischia, dove saltellano colori e suoni diversi e le campanelle delle "lipe bile maskire", le <belle maschere bianche> che, con i loro nastri colorati e svolazzanti, annunciano l'arrivo della primavera e i cappelli fioriti propiziano il rigoglio della vegetazione.
Il carnevale si conclude il giorno delle Ceneri, quando il fantoccio viene processato, condannato e bruciato, così come re Saturno nei saturnali romani, che dopo essere stato il re della baldoria veniva sacrificato. Questa cerimonia conclusiva si è andata arricchendo nel corso degli anni di nuovi contenuti. Significato originale del rituale era di eliminare tutto ciò che fosse vecchio, malato, contaminato, trasferendolo sul fantoccio, rappresentato in forma animale, umana oppure come creatura della mitologia che morendo avrebbe liberato la comunità e la campagna da tutti i mali. Sul far della sera, tra il tripudio di alcuni e le urla di dolore degli altri il carnevale viene bruciato, la scena dell'uccisione è verosimilmente tragica, ma si tratta comunque di una morte liberatrice, condizione necessaria  perchè la vita possa rinnovarsi.
Prima, però, il crimine viene giudicato in un processo al quale partecipano fra gli altri, i ministri della giustizia e gli esponenti della chiesa, che puniscono il carnevale in veste di rappresentati dell'ordine costituito, per quelle ventate di disordine che ha portato. La sentenza dell'accusa è accompagnata da una predica ed entrambe precedono la morte del condannato, esprimendo da una parte il giudizio morale della Chiesa e dall'altro quello civile della corte sull'operato.
Le colpe sono piuttosto di natura economica ed etica. Si riconosce all'imputato il merito di aver divertito la gente che aveva partecipato alla festa, facendo così spendere loro molti denari. Si procede dunque ad accendere il rogo, mentre comincia la danza attorno al fuoco.
Bisogna infatti risvegliare le divinità sotterranee. Lo si fa battendo la terra  con i piedi cosicché il rito espiatorio della morte agreste si conclude con quello propiziatoria della rinascita della natura.
Il personaggio con paramenti ecclesiastici, al termini di questa cerimonia, quando del fantoccio non restano che le ceneri, ne lancia grosse manciate dal pulpito affinché il rito di rigenerazione possa concludersi in ogni sua componente.