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Note Storiche

La posizione geografica  ha condizionato la  colonizzazione e le vicende storiche della Val Resia.
La valle non avendo vie di comunicazione come il Canal del Ferro, dove i contatti  avvenivano in modo naturale ed assieme a uomini transitavano merci e culture, è rimasta  “isolata” e si è evoluta in maniera diversa dalle  vallate contermini.  Per effetto dello stesso “isolamento”  si è conservato un patrimonio culturale, musicale  e  linguistico particolare , unico e tuttora oggetto di studio.  In Val Resia si parla ancora un dialetto arcaico di chiara origine slava , le musiche , le danze e le tradizioni che si mantengono sono altrettanto antiche.
Nei periodi preistorici la valle era probabilmente abitata  e sfruttata ma essendo terra avara di testimonianze storiche non vi sono state trovate tracce.
Verso il 600 a.c. la regione è stata occupata da popolazioni celtiche (reperti neolitici sono stati trovati  nel Canal del Ferro ed in Valcanale) quindi si presume che anche la Val Resia  sia stata interessata dall’occupazione. A Resia non vi sono tracce materiali riguardanti i Celti ma rimangono  alcuni toponimi  quali Carnizza , Carniline  o Carnicie le cui radici in “ Car “sono sicuramente di origine Celtica.
Segue il periodo romano (I e II secolo a.c. fino al V secolo d.c.)  durante il quale le popolazioni gallo-celtiche vennero assoggettate al dominio romano.  Notevole importanza, per fini commerciali e soprattutto bellici, assunse la via di comunicazione che  collegava Aquileia con la regione Norica  (attuale Carinzia) con passaggio quindi  a Resiutta. Per  questa ragione non si può escludere che durante i sei secoli di dominio, i romani si siano addentrati anche a Resia. Anche di questo periodo a Resia non vi sono tracce.
Poi  il declino  romano, la regione diventa terra di passaggio e conquista per le popolazioni barbare prima i Visigoti poi gli Unni di Attila , gli Eruli, gli  Ostrogoti, i Vandali   e infine i Longobardi che si insediano in maniera stabile (VI secolo d.c.).
E’ noto che durante le invasioni non si spostavano solamente eserciti ma anche e soprattutto  masse eterogenee di popolazioni alleate o sottomesse. Si calcola che   Attila sia sceso in Italia con oltre trecentomila persone.
Alla fine del VI secolo d.c., provenienti dalla Lusazia, regione tra l’attuale Germania e la Polonia, emigrarono in Carinzia  i Vendi e si spinsero fino nel Canal del Ferro e in Val Resia.
Queste popolazioni di pastori, di lingua slava, per sottrarsi alla tirannia degli Avari qui arrivarono e si stabilirono in  modo relativamente stabile.  I Longobardi tolleravano la presenza dei Vendi anche se in alcune occasioni dovettero stabilire la supremazia con l’uso della forza, ma  i problemi più grandi erano costituiti dalle incursioni degli  Avari che calarono diverse volte in Friuli.
Il VI secolo e caratterizzato anche dalla nascita del Patriarcato di Aquileia la cui giurisdizione comprendeva tutta la regione e quindi anche la Val Resia.<BR>
Al periodo longobardo seguono i periodi della dominazione franca e germanica. Durante e dopo questi  regni l’amministrazione della regione era curata dal Patriarcato di Aquileia e durò per tutto il periodo medioevale. I primi documenti storici che riguardano Resia risalgono alla fine del XI secolo quando un feudatario, tale Cacellino cedette tutto il comprensorio  della Val Fella e Val Resia al patriarca di Aquileia e, per effetto di questa cessione, venne costruita l’abbazia di Moggio (1118 –1120). L’amministrazione del territorio passò quindi ai monaci benedettini che curarono gli interessi del Patriarcato fino al XV secolo poi quelli della Repubblica marinara di Venezia fino alle campagna napoleoniche. E’ solo grazie alla cultura ed all’amministrazione benedettina in tutto questo periodo che ci  sono stati tramandati numerosi documenti scritti riguardanti la Val Resia.

Entrando nel merito degli avvenimenti storici locali, si ricorda che:

  • alla fine del XI secolo a Prato venne eretta una cappella (l’attuale Pieve di Santa Maria Assunta ampliata e modificata  nel corso dei secoli)
  • Resia dal 1420 passa sotto il dominio  della Serenissima;
  • alla fine del 1400 a causa dell’invasione turca che minaccia l’intera regione vengono costruiti dei  fortilizi a S.Giorgio e Stolvizza;
  • nel  1535 Giacomo Martini scolpisce la statua della Madonna con il  Bambino attualmente    conservata nella Pieve di Prato;
  • nel 1576 l’epidemia della peste colpisce la frazione di S.Giorgio;
  • viene costruita la chiesa di Oseacco nel 1684 ed ampliata la Pieve di Prato nel 1698;
  • nel 1769 terminano i lavori di costruzione della chiesa di Stolvizza;
  • la chiesa di Gniva viene consacrata nel 1781;
  • 1797 col trattato di Campoformido viene decretata la fine della  Repubblica di Venezia ed il Friuli quindi Resia  passano  sotto il dominio austriaco;
  • Resia viene annessa al Regno d’Italia nel 1866 con il Friuli ( fino a Pontebba);
  • Il periodo risorgimentale si conclude con il I° conflitto mondiale, Resia viene a trovarsi nel teatro delle operazioni belliche. Con la “disfatta di Caporetto” la  maggioranza della popolazione di Resia lascia la valle e trova rifugio in diverse regioni d’Italia. Il disastro italiano comportò l’esodo di oltre 1 milione di profughi e la perdita di ingenti quantità di uomini e materiali.
  • La ritirata delle truppe italiane  a Resia avviene in modo cruento infatti, si verificano combattimenti  sul monte Guarda, a Sella Canizza e S.Giorgio.
  • Il 1918 segna la fine del conflitto, segue quindi il rientro dei profughi con il difficile e non breve periodo della ricostruzione.
  • Il ventennio di regime fascista, che trascinerà l’Italia alla  seconda tragedia mondiale, è  contraddistinto dal duro sistema dittatoriale che però, improntato all’autarchica,  porta  ad un discreto  sviluppo  economico anche se rimangono irrisolti  i grandi problemi sociali come l’occupazione e si  ripropone il fenomeno dell’emigrazione.

Grazie agli impulsi economici al settore delle opere pubbliche vengono effettuati i seguenti lavori:

  • nel 1920 viene costruito il ponte in Rop e la strada per Stolvizza;  nel biennio 1928 e 1930 si costruiscono le scuole di S.Giorgio, Gniva, Oseacco e Stolvizza.
  • Il  2° conflitto mondiale  fa sentire direttamente i suoi effetti sulla popolazione  a Resia infatti vengono richiamate le leve più giovani e poi quelle più anziane.  Molti giovani resiani  non sono  tornati dai vari fronti di guerra e dai molti  campi di concentramento  ( oltre venti sono rimasti in Russia). La vita in valle è resa ancora più difficile dalla scarsità di generi di prima necessità. Dopo l’armistizio segue l’occupazione tedesca , la guerra, prima  lontana, ora si presenta in casa ed a pagare il più alto tributo è sempre la popolazione civile.
  • Alla fine della guerra la situazione economica è disastrosa, moltissimi sono costretti a fare la valigia ed emigrare in Francia, Svizzera Belgio e Germania dove  molte famiglie si stabiliscono  in modo definitivo. Tra gli anni ’50 e ‘60 la Lombardia, regione dall’ economia forte, accoglie numerosi emigranti resiani.
  • Il successo economico tra gli anni ‘60  e ’70 risolve il problema dell’emigrazione all’estero tuttavia, non essendoci in valle strutture economico-produttive, molte persone  trovano occupazione e  si stabiliscono in regione oppure fanno da pendolari.


Dopo le due guerre, il terzo evento disastroso del XX secolo che colpisce Resia è il terremoto del  1976, il sisma mette in ginocchio tutto il Friuli ,  interi paesi vengono rasi a suolo. In Val Resia  le frazioni disastrate  sono Oseacco, Prato, Gniva  mentre S.Giorgio , Stolvizza , Uccea e Lischiazze subiscono gravissimi danni.
Sono necessari circa 15 anni per ultimare la ricostruzione grazie  allo  sforzo finanziario  dello Stato, al buon funzionamento del Commissariato straordinario che coordina gli  apparati amministrativi regionali, provinciali e comunali e, soprattutto, al grande impegno della gente.
Il più recente evento storico per  Resia è la nascita del Parco Naturale delle Prealpi Giulie.  Sorto dalla necessità di salvaguardare un ambiente incontaminato è una risorsa che,  se utilizzata e sfruttata  correttamente, potrà diventare un buon veicolo economico per la valle.          

Lorenzo Barbarino

 




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